Joan Fontcuberta, Gibellina selfie - Lo sguardo di tre generazioni, 6075 foto su piastrelle

Ci sono molti modi di usare i nostri occhi. Possiamo scegliere di guardare, osservare, scrutare qualcuno o qualcosa. O possiamo fermarci sul ciglio della strada, restando passivi dinanzi al flusso di immagini che ci piombano addosso. Il nostro sguardo può indagare, cercare un senso, analizzare, capire. O può fare a meno di usare le sue potenzialità, separando il cervello – e il cuore – dai nostri nervi oculari. Troppo spesso, oggi, facciamo la seconda scelta: “sentiamo” le immagini ma non le “ascoltiamo”. E infatti ne ricordiamo pochissime, o nessuna, perché sono solo passate fugacemente davanti ai nostri occhi, nello scroll di un indice su un cellulare. Rimarranno, insieme ai nostri ricordi, custodite nel grande e infinito - almeno sembra oggi - calderone della memoria digitale, volatile e vorace. Sono immagini «senza corpo, smaterializzate». Ma i 350 milioni di foto pubblicate su Fac